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   APPELLO DEL NOSTRO CENTRO STUDI

NELL’ATTUALE MOMENTO DEL PAESE

Per utilizzare, speriamo al meglio, lo strumento della parola, nel caso che qui occupa, quella versata in questo appello, la “parola”, farò riferimento ad uno scritto recentemente pubblicato, ma risalente al 1995, di un nostro intellettuale, influente ed insieme poco prolifico, Daniele Del Giudice, sul tema proprio della “parola”.

Lo scrittore romano riprende un famoso gioco di parole utilizzato genialmente dal grande Totò per far ridere (ed oggi ne abbiamo tanto bisogno!) ma, forse inconsapevolmente, per richiamare un principio universale e lapidario.

“Ogni pazienza ha un limite”, viene rovesciato in “ogni limite ha una pazienza”: così la parola “limite” acquista dignità di soggetto e realtà fisica, la quale trova nella “pazienza” un parametro che è insieme “zona di tolleranza” per la convivenza, così da sopportare appunto, ed opporci (al “limite” stesso).

Perchè questo riferimento al grande comico napoletano, nel rivolgere un appello, anche di valenza pratica, a tutti i lettori, i collaboratori, i sostenitori, ed agli auspicabilmente sempre più numerosi, compagni di strada, nella battaglia che il nostro Centro da anni conduce?

Come usare le parole del diritto al lavoro di tutti, nel rispetto della salute, meglio della vita stessa, in un Paese che, per Costituzione democratica e solidale, ha come bene supremo la libertà, conquistata con “lacrime e sangue”, con la guerra e la lotta di liberazione?

Da troppi, davvero troppi anni, si è artatamente creata da parte di operatori politici e studiosi, per scelta di parte, una ipocrita, maligna ed approfittatrice contrapposizione tra diritto alla vita (e salute) e diritto al lavoro (ex ILVA docet, qui in Puglia, ma neanche PETROLCHIMICO, ETERNIT, ecc.) riuscendo, come si appalesa chiaro, a svalutare e svuotare ambedue, senza riconoscere il valore reale delle “parole” (e dei diritti connessi), ambedue lapidariamente scolpite nel dettato costituzionale, pur in una logica di incontestabile gerarchia: come si vedrà in appresso non si ha diritto al lavoro da morti o inguaribilmente malati !

Oggi il maligno gioco si riproduce con l’allargamento alla terza carta, con l’altra “parola” la magica “privacy”.

Così il gioco da biscazzieri si fa chiaro: non permettiamolo!

La privacy, il diritto alla libertà personale (di pensiero, di scrittura, di dissenso, di libero movimento) è, e deve essere vista e letta come nell’art. 41 della Costituzione, a proposito della iniziativa privata, convivendo con il già difficile connubio tra vita e salute.

Lo Stato deve e può per Costituzione far coesistere, in gerarchia, i tre valori: la libertà di impresa (primo comma) dell’art. 41 “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. E questo vale anche per la privacy.

E qui aggiungeremo il riferimento alla “utilità generale” del successivo articolo 43.

Per questi valori, contro il gioco delle tre carte, le tre parole vita (salute) – lavoro – privacy, noi ci battiamo contro biscazzieri di falsi valori, politici, economici e finanziari con malcelati opportunistici fini!

Viva la Costituzione Repubblicana, viva l’Italia unita e democratica!

                                                                                                          Centro Studi Diritto dei Lavori

 
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L’ATTUALE EMERGENZA E IL “CIGNO NERO”

IL RAPPORTO (NON) VIRTUOSO TRA FINANZA INTERNAZIONALE, GLOBALIZZAZIONE E CORONAVIRUS

IL RUOLO INSOSTITUIBILE DELLA CARTA STAMPATA

 

Ho sotto gli occhi, nel momento in cui scrivo, una recente intervista di un economista e filosofo libanese, da anni docente nelle Accademie USA apparso sulla stampa nazionale, il Prof. Taleb. Mi ha colpito, a prescindere dai riferimenti, su cui tornerò in appresso, alla situazione economica internazionale e all’incertezza, purtroppo frammista ad una paura generale per lo più indotta da mass-media sfuggiti di mano agli stessi gestori, assaliti da dati e notizie diffusi a piene mani anche da stolti o incolti, una considerazione finale. In essa si riporta l’irritazione di Umberto Eco, riferita da Taleb, a fronte di una domanda spesso fattagli dai visitatori della ricca biblioteca del grande semiologo bolognese. “Ha letto tutti questi libri?” chiedevano i visitatori, difronte al gran numero di volumi: l’irritazione di Eco nasceva dalla candida dimostrazione di una totale incomprensione del valore di una biblioteca, tanto ricca di libri, riviste e giornali, base imprescindibile per la ricerca critica da utilizzare sempre per comprendere in profondità l’andamento delle cose, dei fatti, dei vari “Cigni Neri”, nella storia dell’umanità, fino al coronavirus odierno.

Capita anche a me, con le persone più vicine, con gli allievi, i colleghi e tutti quelli che avanzano la stessa banale domanda, alla vista della, se pur più modesta, mia biblioteca. In questi giorni la “banalità” si mescola con l’ubriacatura generale procurata da notizie, fake news, prediche e soprattutto provvedimenti di Governo, Regioni, Enti locali che, senza un filo conduttore chiaro, cercano di rispondere ai gravi problemi, anche economici che questa, ad oggi incontrollabile, epidemia sta provocando. È il portato dei social e mass-media che raramente attingono a qualche volume della biblioteca di Eco e, più modestamente, della mia. Mi sento oppresso ed insieme sempre soffocato dalla stupidità umana, scatenata da informazioni acritiche sulle “zone rosse”, o su vicini territori di una antica cultura agricola, come San Marco in Lamis, sbattuti anche loro in prima pagina, come “mostri” e vettori del terribile morbo. Alla mia richiesta di chiarimenti su questa paura contagiata e contagiante, sempre acriticamente, l’interlocutore risponde: ma come? Non hai visto stamane su Facebook?

Ecco che allora mi appare più chiara, e ben giustificata, la mia naturale ed epidermica idiosincrasia verso l’uso – abuso dei facili strumenti di (dis)informazione dei mass-media, soprattutto stimolata e drogata da tutte le diavolerie, assolutamente prive di senso critico e spesso perciò inaffidabili, che passano in tempo reale dal cellulare al tablet, con tutte le annesse espressioni comunicative, dalle più semplici, Facebook e Twitter, alle più nuove e sofisticate.

La globalizzazione, espressione ed insieme madre e figlia di una finanza mondiale, ben diversa dai tempi di Marx o, più di recente, da quelli di Keynes, ha finito per svuotare di significato, rilevanza e potere, le istituzioni statuali o internazionali, così divenendo incontrollabile e sostanzialmente padrona dell’intero sistema capitalistico, sia quello delle democrazie occidentali, che quello delle autocrazie ex comuniste dell’altro emisfero. Il crollo dei sistemi rappresentativi minati dalla finanza globale ed incontrollata subisce così scosse, come in questi tempi, contro le quali è difficile, se non impossibile, opporre adeguati e vincenti, in quanto coordinati tra Stati ed ordinamenti supernazionali (dall’ONU alle articolazioni come l’OMS), strumenti di difesa, sul piano generale, politico ed economico.

Quale il messaggio da proporre a fronte dell’opposto, quello del “Cigno Nero”? È l’invito ad usare criticamente tutto il patrimonio che nei secoli la carta stampata ci offre, attingendo alle solide biblioteche del sapere, così utilizzando criticamente le capacità di ognuno di noi, proponendo adeguatamente interventi meno estemporanei e facendo i conti con il patrimonio della storia. Si potrà così riprendere il cammino della storia, leggendo, la stampa seria, quella degna degli uomini “pensanti”, anche utilizzando l’A.I., l’intelligenza artificiale, mezzo e non fine per noi. Ce la faremo, con la ponderata calma e con i garanti del sistema, Mattarella per tutti, a proseguire nel cammino della Storia tra pericoli e nostri sforzi comuni per il loro superamento.

GAETANO VENETO

 

 

2009 - 2019

Centro Studi Diritto dei Lavori

10 ANNI

di intense attività culturali giuslavoristiche

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Il contenzioso stragiudiziale di lavoro

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Il volume illustra gli strumenti giuridici utilizzabili per risolvere, in sede stragiudiziale, le controversie di lavoro, nell'ottica finalistica del legislatore di creare filtri utili a ridurre il contenzioso dinanzi al giudice del lavoro. L'opportunità di trovare soluzioni alternative per le controversie di lavoro interessa quindi non soltanto i lavoratori ma anche gli stessi datori, poiché una decisione celere della insorgenda controversia, oltre a dirimere in breve tempo le tensioni tra le parti, riduce notevolmente i costi della vertenza stessa. L'opera si propone di offrire una disamina completa ed approfondita degli istituti quali:

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Marzo 2020 17:39 Leggi tutto...
 

I 50 ANNI DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

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I 50 ANNI DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

PER UN RICORDO E UN RINNOVATO IMPEGNO

PER IL RISPETTO DELLE NORME COSTITUZIONALI IN UN PAESE IN FIBRILLAZIONE ISTITUZIONALE

 

Quest’anno, con la sua improvvisa apparizione, già nei primi giorni di febbraio, una nube sembra diffondersi e svilupparsi su tutti i cieli dei Paesi, dalla Corea al Giappone, dalla lontana Cina fino a giungere in Europa, in Italia in particolare, e fino alle lontane Americhe, quella di un’epidemia che sembrerebbe assumere addirittura la forma pandemica. Così passano in second’ordine i gravi problemi che affliggono tutto il mondo inesorabilmente, se non affrontati immediatamente: il pauroso disastro ambientale, insieme alla crescente, amara ed indegna, sempre più grave contrapposizione fra grandissimi (pochi) ricchi ed immense folle di indigenti, con le conseguenti incontrollabili migrazioni, diventano solo occasioni di convegni di studio e, peggio, valido terreno di coltura per operazioni politiche e giri di valzer di piccolo cabotaggio. 

C’è il rischio che nel nostro Paese venga anche differita o addirittura scompaia una dovuta e solenne celebrazione dei 50 anni dello Statuto dei Lavoratori, al quale il nostro Centro Studi, con le sue pubblicazioni, dalla Rivista al Lavorista a tutte le monografie, hanno dedicato adeguate iniziative, intendendo con convegni dedicati e con scritti che, particolarmente oggi, appaiono necessari per la tutela del lavoro e del giusto equilibrio economico e sociale tra tutti i cittadini, insieme alla primaria tutela dell’ambiente e della sicurezza, sul posto di lavoro e nella società circostante. 

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Marzo 2020 17:42 Leggi tutto...
 

“DECRETO DIGNITÀ”: UN PROVVEDIMENTO DIRIGISTA

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“DECRETO DIGNITÀ”:

UN PROVVEDIMENTO DIRIGISTA

 (*) Professore ordinario di diritto del lavoro – Università di Modena e Reggio Emilia

- Articolo pubblicato sul quotidiano "l'Opinione della libertà" del 05/07/2018 -

L’anima dirigista e antiliberale della componente pentastellata del Governo giallo-verde emerge con prepotenza nel primo provvedimento di natura economica licenziato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 luglio. Su un tema a forte connotazione simbolica e a intensa carica ideologia, come quello del lavoro, il neo ministro dello Sviluppo economico, del Lavoro e delle Politiche sociali, Luigi Di Maio, scopre subito le carte. A difettare, beninteso, non sono né l’onestà (il provvedimento è in linea con quanto promesso in campagna elettorale) né la chiarezza degli obiettivi perseguiti bensì, e forse è peggio, una visione matura del mondo del lavoro e la comprensione delle sue dinamiche.

Premesso che un cambio continuo delle regole spiazza imprese, professionisti e operatori pubblici e privati, creando incertezza e che quindi dopo anni di riforme e controriforme (dalla Legge Biagi, passando per la Legge Fornero sino al Jobs act) nessuno sentiva la necessità di un nuovo intervento, per di più “a gamba tesa” e senza un’adeguata riflessione, le novità introdotte con la bozza di decreto legge recante “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese” appaiono abbastanza semplici ma allo stesso tempo cariche di significato
Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Luglio 2018 20:13 Leggi tutto...
 

Seminario giuridico 22/03/2019

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Ultimo aggiornamento Martedì 19 Marzo 2019 07:51
 

Novità in libreria

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Ultimo aggiornamento Martedì 30 Maggio 2017 15:56
 
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