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I 50 ANNI DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

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I 50 ANNI DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

PER UN RICORDO E UN RINNOVATO IMPEGNO

PER IL RISPETTO DELLE NORME COSTITUZIONALI IN UN PAESE IN FIBRILLAZIONE ISTITUZIONALE

 

Quest’anno, con la sua improvvisa apparizione, già nei primi giorni di febbraio, una nube sembra diffondersi e svilupparsi su tutti i cieli dei Paesi, dalla Corea al Giappone, dalla lontana Cina fino a giungere in Europa, in Italia in particolare, e fino alle lontane Americhe, quella di un’epidemia che sembrerebbe assumere addirittura la forma pandemica. Così passano in second’ordine i gravi problemi che affliggono tutto il mondo inesorabilmente, se non affrontati immediatamente: il pauroso disastro ambientale, insieme alla crescente, amara ed indegna, sempre più grave contrapposizione fra grandissimi (pochi) ricchi ed immense folle di indigenti, con le conseguenti incontrollabili migrazioni, diventano solo occasioni di convegni di studio e, peggio, valido terreno di coltura per operazioni politiche e giri di valzer di piccolo cabotaggio. 

C’è il rischio che nel nostro Paese venga anche differita o addirittura scompaia una dovuta e solenne celebrazione dei 50 anni dello Statuto dei Lavoratori, al quale il nostro Centro Studi, con le sue pubblicazioni, dalla Rivista al Lavorista a tutte le monografie, hanno dedicato adeguate iniziative, intendendo con convegni dedicati e con scritti che, particolarmente oggi, appaiono necessari per la tutela del lavoro e del giusto equilibrio economico e sociale tra tutti i cittadini, insieme alla primaria tutela dell’ambiente e della sicurezza, sul posto di lavoro e nella società circostante. 

Visto il momento di tensione sociale con il terremoto politico che sembrano attaccare alle radici il rapporto fra istituzioni e cittadini nel difficile controllo e conseguente crisi che colpisce il sistema sanitario, tanto da metterne in discussione la sua gestione, al livello centrale col Governo incerto e spesso contraddittorio, così da essere sottoposto a subdoli attacchi anche dall’interno, con le Regioni, e perfino con i Comuni, incerti o portati ad assumere iniziative al di fuori e al di sopra delle loro possibilità e responsabilità, ci appare opportuno e doveroso un momento di riflessione: veramente preoccupante infatti risulta lo sbandamento che a breve termine deriva per le istituzioni ed il pericolo di disgregazione dello stesso Paese. Riportiamo a tal proposito le parole pronunciate, in sede di approvazione della L. 300 (lo Statuto dei Lavoratori) al Senato, in prima lettura nella seduta del 4 dicembre 1969 da un parlamentare con una storia particolare, significativa per ruoli e responsabilità storiche. Nell’esprimere il voto di “astensione benevola” in attesa di un successivo

consenso politico, colui che nel dicembre 1947 appose la firma, come Presidente dell’Assemblea Costituente, di approvazione definitiva della Costituzione della Repubblica, con tutti i suoi articoli, a cominciare dall’1 (il fondamento del lavoro come cemento di dignità, libertà e diritti di un Paese straziato da una folle guerra), il Sen. Terracini, esprimeva un profondo concetto che oggi sembra necessario proprio per ricordare l’esigenza di unità e coesione che in questo momento, in una contingenza che appare drammatica, scuotendo le istituzioni, viene messa in dubbio. “Quello che occorre è che noi con questa legge affermiamo che la Repubblica italiana è veramente una, e che non risulta da una congerie di piccoli staterelli, più o meno potenti a seconda dello spazio che occupano e delle forze economiche di cui dispongono e che, distribuiti attraverso tutto il paese, aprono una quantità di tramiti all’intervento di volontà illegali e di iniziative anticostituzionali. Questa legge deve riaffermare l’unicità della legalità repubblicana, valida per tutti i cittadini e per ogni loro gruppo”.

Le parole del primo Costituente (oggi attualizzate) segnavano il più profondo valore dello Statuto dei Lavoratori: a cinquant’anni dalla sua promulgazione ed a fronte di tutti i sussulti che oggi sembrano scuotere funditus l’architettura e l’equilibrio dei diritti e doveri di tutti, nell’articolazione della generale partecipazione alla gestione di grandi temi, come oggi quello della salute: quelle parole sono insieme un crisma ed un monito, per fermare la melmosa crescita di nazionalismi e populismi, pour cause alternati ed intrecciati a rigurgiti localistici, regionalistici tra tutti.

Anche i diritti dei lavoratori, in questi cinquant’anni, vivendo momenti differenti, secondo altrettanto differenti equilibri di potere, anche territoriali, non possono che essere ricondotti ai valori unificanti fondamentali della Costituzione e, nella sua attuazione specifica, nella disciplina sancita armonicamente dallo Statuto, ad essa ispirato.

Il nostro impegno, nella lettura attualizzata dello Statuto dei Lavoratori, sarà volto, con i nostri limiti, a proseguire quanto testimoniato, sempre al Senato, nella discussione pomeridiana in Commissione del 9 dicembre 1969, dal Ministro del Lavoro del tempo, Donat – Cattin, il quale così si esprimeva: “Un particolare apprezzamento sento di dover esprimere… ai miei collaboratori e prima di tutto al Professor Giugni… ed ai suoi collaboratori per l’opera svolta nella stesura del provvedimento e nei lavori che ne hanno accompagnato l’elaborazione.”.

In quel tempo, il nostro Maestro alternava il suo impegno, come Capo della Commissione dei tecnici nelle aule parlamentari con una fertile attività accademica e di ricerca a Bari: chi scrive… era fra ”i suoi collaboratori”.

Con questa Rivista e con le attività del Centro Studi, esprimendo gli auguri per il Cinquantenario dello Statuto, ricordando Giugni e il suo lavoro, continuiamo idealmente la collaborazione, con gli occhi attenti alla tutela e allo sviluppo dei principi costituzionali, nell’impegnato e puntuale rispetto di una Carta che, pur talvolta subdolamente attaccata specialmente negli ultimi tempi con manovre oscure se non inqualificabili, resiste graniticamente al tempo e ne esce rafforzata nell’unità del Paese.

Auguri allo Statuto, auguri alla Costituzione della Repubblica e auguri ai cittadini, giovani ed anziani, per la tutela dei loro diritti, oggi per primo quello alla salute, con il lavoro in un ambiente protetto.

Gaetano Veneto

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Marzo 2020 17:42  

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