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il lavorista VIII n. 1

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PENSIONI E REDDITO DI CITTADINANZA:

NUOVI MODELLI E NUOVI VALORI

LA “FLESSIBILITÀ”

di Gaetano VENETO

 


 

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Giugno 2016 17:59
 

Esiti degli esami scritti di avvocato

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Esami Avvocato (sessione 2015)
risultati e ammessi agli orali
 
Oggi, 24 giugno 2016, la Corte di Appello di Bari ha reso noti gli esiti degli esami di stato di avvocato.
Tutti gli ammessi saranno tenuti a sostenere gli esami orali che si svolgono nel mese di dicembre 2016
 
Per visualizzare i risultati degli appartenenti alla Corte di Appello di Bari clicca qui
Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Giugno 2016 17:37
 

Il demansionamento senza mobbing legittima pienamente il danno biologico

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Corte di cassazione - Sezione lavoro - Sentenza 5 novembre 2015 n. 22635

Riconosciuto il danno biologico con il solo demansionamento senza che debba esserci anche il mobbing. Questo in estrema sintesi il principio espresso dalla Cassazione con la sentenza n. 22635/2015. La Corte, in particolare, si è trovata alle prese con un prestatore che, in ragione anche di alcune assenze dal lavoro, si era visto togliere il lavoro che era stato ridistribuito tra

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Novembre 2015 14:25 Leggi tutto...
 

Mobbing e terrorismo psicologico

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Costituisce mobbing la condotta del datore di lavoro, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolva, sul piano oggettivo, in sistematici e reiterati abusi, idonei a configurare il cosiddetto terrorismo psicologico, e si caratterizzi, sul piano soggettivo, con la coscienza ed intenzione del datore di lavoro di arrecare danni - di vario tipo ed entità - al dipendente medesimo.

Nota

La Corte d'Appello di Perugia, in riforma della sentenza del tribunale di Terni, rigettava la domanda proposta da un lavoratore volta ad ottenere nei confronti dell'INAIL la rendita per malattia professionale (disturbo dell'adattamento con umore depresso) derivante dalla condotta mobbizzante posta in essere nei suoi confronti dal datore di lavoro.

La Corte territoriale riteneva insussistente

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La condotta contraria al "minimo etico" può giustificare il licenziamento

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È legittimo il licenziamento disciplinare di quel lavoratore che accetta "regalie" in contrasto con la Policy aziendale, e comunque, tale comportamento, che viola le regole generali di correttezza e buona fede, minando il vincolo fiduciario, giustifica la massima sanzione del licenziamento

Cass. sez. lav. 10 luglio 2015, n. 14446 - Pres. Stile - Rel. De Marinis

È legittimo il licenziamento disciplinare di quel lavoratore che accetta, per motivi del suo ufficio, "regalie consistenti". La condotta, oltre a violare (seppur indirettamente) la policy aziendale, si palesa contraria alle regole di correttezza e buona fede che più in generale governano la dinamica del mercato del lavoro.
Infatti, a nulla vale, a giudizio della Suprema Corte, la denuncia da parte del lavoratore della violazione e falsa applicazione dell'articolo 7 dello Statuto dei Lavoratori che disciplina la pubblicità dei precetti rilevanti sul piano disciplinare recati dal Codice di comportamento aziendale. Tale argomento si rivela insuscettibile di smentire la nozione di "minimo etico", intendendosi, con essa, la possibilità per il lavoratore, e per ogni persona comune, di rappresentarsi per communis opinio l'illiceità di una data azione.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 29 Settembre 2015 18:09
 
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