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il lavorista VIII n. 3

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Il diritto a lavorare. Un mercato nel caos

Appunti ed asterischi

di Gaetano Veneto

È difficile catalogare esattamente il clima di questo autunno: un nuovo “autunno caldo” o, forse più mestamente e verosimilmente, un autunno che ci sta avviando, in modo apparentemente inesorabile, verso un inverno “gelido”, con poche speranze, per molti, di trovare un po’ di calore, anche umano?

Queste parole sorgono spontanee dalla lettura o, talvolta, dall’ascolto di dati (quando non sono falsi, “pilotati” ad arte, magari per le più sordide ragioni o, ben che vada, contraddittori) che, propinati da tutti i canali di informazione, i social, per usare una terminologia anglofona ormai quasi imposta dal cattivo gusto dell’uso di un linguaggio inquinato da gratuita esterofilia, concernenti il mercato del lavoro, in Italia e all’estero, in questi ultimi mesi di questo tormentato 2016. È a tutti noto l’arroventato clima, anche per ragioni pre-elettorali, nel quale vengono presentati, enfatizzati o smitizzati, con manipolazioni di ogni tipo, i dati concernenti l’occupazione e le tendenze della stessa e, all’opposto, propalate notizie su nuove preoccupanti crepe nelle quali si infilano, improvvisamente, ma non tanto, informazioni su una nuova ondata di licenziamenti o, più semplicemente, di disoccupazione di ritorno.

Il Jobs Act è diventato per qualcuno la bandiera di un’Italia che ha, o avrebbe, “svoltato”, di un Paese che ha, o ancora avrebbe o sembrerebbe aver, ripreso un percorso positivo dopo sei-sette anni di declino e regressione, da altri, invece, viene considerato, ancor più che nel caso della “buona scuola” o della riforma tanto attesa di un sistema fiscale, almeno a voce ripulito da bubboni quali Equitalia, una mera operazione di facciata, molto rapidamente smascherata, finiti o notevolmente ridotti, per quantità e destinatari, incentivi o sgravi per nuove occupazioni o, più semplicemente, per trasformazione, magari temporanea, vista la sostanziale abolizione, quasi totale, delle garanzie contro i licenziamenti.

Difficile è districarsi nella selva di dati, spesso validi per l’éspace d’un matin anche per la modifica offerta dagli stessi erogatori (si pensi al Ministero del Welfare, all’Istat, all’Inps) che si leggono sui giornali, ormai quasi tutti ridotti a pubblicare notizie su cui è difficile esprimere opinioni, visto l’andamento ondivago e le incertezze interpretative degli organi pubblici e degli stessi protagonisti del mercato, imprenditori e sindacati per tutti.

Ancor più difficile è esprimere opinioni omogenee, anche se non univoche, alla luce dei fenomeni che, proprio negli ultimi tempi e in particolare in quest’anno, stanno acquisendo dimensioni sempre più significative in questo mercato del lavoro che, lo si ripete, nel nostro Paese ma anche altrove, sta perdendo al suo interno ogni ragione unificante e, conseguentemente, chiavi interpretative della sua natura e del suo andamento. Vediamo di chiarire questo assunto, partendo da alcune novità.

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Febbraio 2017 11:14 Leggi tutto...
 

Locandina "Mobbing e stress lavoro correlato"

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