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Massimario di lavoro e previdenza 1

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MASSIMARIO SUL DIRITTO DEL LAVORO E PREVIDENZA SOCIALE 

di Mario Di Corato 

Pensione di reversibilità dell’ex coniuge

La Suprema Corte ha chiarito che ai fini della concessione dell’assegno di riversibilità all’ex coniuge è necessario che lo stesso risulti già percettore dell’assegno di divorzio. Nello specifico la Corte ha sottolineato che il semplice rispetto dei requisiti di legge ai fini del riconoscimento del mantenimento non sono condizione sufficiente per la concessione e corresponsione della pensione di riversibilità.  

Cass. civ. Sez. lav. 12 ottobre 2010 n. 20999  

Computo degli scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro

La sentenza pone fine alla controversa vicenda degli scatti di anzianità nei contratti di formazione e lavoro disponendo che in caso di trasformazione del rapporto di formazione e lavoro in rapporto a tempo indeterminato, il periodo di formazione deve essere computato a tutti gli effetti nella anzianità di servizio anche quando la contrattazione collettiva preveda una formulazione diversa.  

Cass. civ. SS. UU. 23 settembre 2010 n. 20074 

Licenziamento per superamento del periodo di comporto

La Suprema Corte, rigettando il ricorso del datore di lavoro, ha ritenuto che anche per il licenziamento per superamento del periodo di comporto opera il criterio della tempestività del recesso, sebbene, difettando gli estremi di urgenza che si impongono nell’ipotesi di giusta causa, la valutazione del tempo fra la data di detto superamento e quella del licenziamento, al fine di stabilire se la durata di esso sia tale da risultare incompatibile con la volontà di porre fine al rapporto, vada condotta con criteri di minor rigore che tengano conto delle circostanze significative, così contemperando da un lato l’esigenza del lavoratore alla certezza della vicenda contrattuale e, dall’altro, quella del datore di lavoro al vaglio della gravità di tale comportamento, soprattutto con riferimento alla sua compatibilità con la situazione del rapporto. (Nella specie trattavasi di un lavoratore che aveva superato di oltre 200 giorni il limite di assenze dal lavoro stabilito dal C.C.N.L.. Il ricorso del lavoratore era stato accolto sia dal Tribunale che dalla Corte di Appello ritenendo tardivo il licenziamento, rilevando che il datore di lavoro era ben a conoscenza delle assenze e ne aveva tollerato il superamento del periodo di comporto).

Cass. civ. Sez. lav. 11 maggio 2010 n. 11342 

Videoregistrazioni sul luogo di lavoro quale prova contro il dipendente

La Corte ha riconosciuto che quando sul lavoratore si appuntino sospetti di infedeltà, i controlli attivati dal datore di lavoro risultano legittimi. La finalità di controllo a difesa del patrimonio aziendale non è da ritenersi sacrificata dalle norme dello Statuto dei lavoratori;  infatti gli artt. 4 e 38 implicano l’accordo sindacale a fini di riservatezza dei lavoratori nello svolgimento dell’attività lavorativa, ma non implicano il divieto dei c.d. controlli difensivi del patrimonio aziendale da azioni delittuose da chiunque provenienti;  pertanto, non è ravvisabile l’inutilizzabilità ai sensi dell’art.191 c.p.p.. (Nel caso in esame il lavoratore, imputato di appropriazione indebita aggravata di una somma di denaro prelevata dalla cassa dell’esercizio pubblico, ricorreva, ai sensi degli artt. 4 e 38 della L. n. 300/70 , in quanto la videocamera era stata collocata senza previo accordo per il controllo dell’imputato nello svolgimento delle sue attività lavorative).

Cass. pen. Sez. V 1 giugno 2010 n. 20722 

Obbligo di presenza del lavoratore malato, visite di controllo, obbligo di reperibilità

Com’è noto per consolidata giurisprudenza è consentito al lavoratore assente di dedurre un giustificato motivo di non reperibilità alla visita domiciliare di controllo, purchè provi che l’allontanamento dal domicilio, durante le fasce orarie, è stato dovuto a causa di forma maggiore, ad esempio una visita medica. (La Corte ha fissato ora il principio secondo cui non deve sussistere necessariamente una causa di forza maggiore, ma vi possono essere esigenze volte a tutelare interessi primari, quali nella fattispecie in esame, il sostegno morale e la vicinanza alla propria madre, ricoverata in un centro di riabilitazione, a nulla rilevando la non cogenza della presenza del lavoratore presso la struttura sanitaria, in ragione della esistenza presso quest’ultima di personale infermieristico. Con la suddetta sentenza la Corte di Cassazione amplia i casi in cui è consentito al lavoratore malato di assentarsi dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità senza incorrere nella perdita della indennità di malattia).

Cass. civ. Sez. lav. 9 marzo 2010 n. 5718  

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Dicembre 2010 10:09  

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