CSDDL.it - Centro Studi Diritto Dei Lavori

Home Unione Europea Unione Europea Il reddito minimo garantito

Il reddito minimo garantito

E-mail Stampa PDF

Il reddito minimo garantito e le prospettive del Welfare 

di Sabrina Digioia 

Il Reddito Minimo Garantito è una pratica welfaristica attiva che consiste nell'erogazione di un sussidio reddituale a tutti coloro che versino al di sotto della soglia minima di povertà, che non riescono temporaneamente ad entrare nel mondo del lavoro e che non sono coperti dagli schemi tipici di tutela previdenziale.

Obiettivo di questo istituto è quello di lottare contro l'esclusione sociale e di fungere da ammortizzatore sociale “universale”. Pertanto i vantaggi di questo istituto sono da un lato di sostenere il reddito degli individui, soprattutto nei frangenti temporali in cui vi è il passaggio da un'occupazione all'altra e, dall'altro, di consentire alle persone di poter continuare a formarsi, evitando che la perdita temporanea del proprio lavoro si traduca nella costrizione ad accettare qualunque offerta lavorativa.

Nel quadro costituzionale il Reddito Minimo Garantito è un intervento di tipo assistenzialistico perfettamente coerente con quanto sancito dal nostro art. 38 co. 1della Costituzione che recita: “ogni cittadino, inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi per sopravvivere, ha diritto al mantenimento ed all'assistenza sociale”; inoltre è perfettamente in linea con la legge quadro per la realizzazione del sistema di interventi e servizi sociali L. n. 328 8/11/2000 la quale si propone di porre in essere una serie di politiche attive e passive volte a “promuovere gli interventi necessari per garantire qualità della vita e diritti di cittadinanza, nonché prevenzione alle condizioni di bisogno e difficoltà sociali”. Tuttavia questo istituto, pur essendo previsto dalla nostra normativa, è presente in tutti i Paesi dell'Unione Europea ad eccezione di Italia, Grecia ed Ungheria.

Anche l'Unione Europea si dimostra interessata al Reddito Minimo. Il dibattito trae origini dalla storica Raccomandazione della Commissione n. 441 del '92 e si snoda attraverso l'Agenda sociale di Lisbona del 2000 (rinnovata nel 2008), la quale, sancendo il principio della flessicurity, invita gli Stati europei a reinventare i propri sistemi di welfare attraverso  l'introduzione di strumenti idonei a coniugare flessibilità e sicurezza sociale. Inoltre oggi l'Unione Europea ha fatto un ulteriore passo in avanti elevando a livello di diritto soggettivo il diritto all'assistenza sociale. Nello specifico l'art. 34 co. III della Carta di Nizza obbliga gli Stati a predisporre i mezzi necessari per “lottare contro l'esclusione sociale e la povertà, assicurando a tutti il diritto all'assistenza sociale ed a garantire una vita dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti”.

Approfondendo l'argomento occorre chiarire come questo istituto venga messo in pratica nei vari Paesi dell'Unione Europea e quali siano gli aspetti più controversi della sua applicazione da cui si potrebbero trarre utili spunti per il nostro stesso Paese.

Tra le caratteristiche più significative e controverse di questo istituto va menzionato il c.d. Means Testing – ovvero la prova dei mezzi – a cui l'erogazione del sussidio è subordinata. Infatti, la prestazione è concessa solo a chi dimostra di vivere al di sotto della soglia di povertà (prerogativa comune a tutti i Paesi dell'U.E.). Invece, ciò che differisce da Paese a Paese è il valore della soglia minima fissata per accedere al Reddito minimo, che mostra quali sono gli Stati che decidono di investire fortemente nel welfare e quelli che invece non lo fanno. Es. in Belgio il Revenu d'integraciòn prevede un assegno mensile di 793 euro per una coppia senza figli e di 1.365 euro per una coppia che invece ha 3 figli; la soglia minima di povertà che permette l'accesso al reddito è di 774 euro. Sono altrettanto generosi Paesi come la Danimarca, la Francia, la Germania. Paesi invece come il Portogallo o la Spagna, pur essendo dotati di strumenti del genere, dimostrano di non investire fortemente in queste politiche. In Spagna el Ingreso Minimo de Inserciòn or Renta Minima non supera i 300 euro e la soglia minima di povertà per accedervi è di circa 400 euro.

Proprio rispetto al sistema del Means Texting oggi in Europa vi è un interessante dibattito tra chi vorrebbe che il Reddito minimo fosse elargito indistintamente a tutti - universale -  e chi invece vorrebbe che la sua elargizione fosse subordinata ad una serie di presupposti molto più stringenti c.d. workfare. Tra i primi una posizione affascinante e di indubbio interesse è sostenuta dal sociologo ed economista A. Fumagalli. Infatti egli  ritiene che nell'odierna società del capitalismo cognitivo sia imprescindibile erogare il reddito indistintamente a tutti in qualità di corrispettivo del lavoro cognitivo che costoro compiono (includendo chi teoricamente non lavora e non percepisce un salario es. studenti, casalinghe ecc.). Tuttavia, a discapito di questa corrente di pensiero, è ormai da una ventina d'anni che molti Paesi  hanno deciso di adottare le c.d. politiche di workfare, subordinando il godimento del Redditto all'accettazione di qualunque offerta di lavoro. Tali novità sono state il frutto delle critiche di coloro che hanno ritenuto che un godimento senza limiti del reddito minimo fosse un disincentivo a cercare lavoro. Solo alcuni Paesi sono rimasti fedeli all'impostazione originaria del Reddito, cercando di mitigare gli aspetti negativi di un'erogazione illimitata senza sfociare nel pericolo di obbligare i beneficiari ad accettare offerte di lavoro dequalificanti. Tale proposito è stato attuato grazie all'introduzione di una serie di principi come quello di congruità secondo cui il soggetto perde il sussidio solo se il lavoro rifiutato non è consono alla propria qualifica o se il rifiuto è ingiustificato.In Italia numerosi sono stati i tentativi di riprodurre il Reddito Minimo Garantito e tra i più significativi ricordiamo il d.lgs n. 237/1998 che ha elaborato per la prima volta uno schema sperimentale di reddito a livello nazionale (grazie alla proposta della Commissione Onofri) e la l. regionale del Lazio n. 4 del 2009 che invece ha superato la fase della sperimentazione funzionando per più di un biennio.

Le esperienze europee ci hanno dimostrato come un investimento forte e serio in questi strumenti di welfare sia in grado di tenere bassi i tassi di povertà e di creare un sistema efficiente di mobilità del lavoro. In Italia le brevi esperienze poste in essere non ci hanno permesso di giungere alle stesse conclusioni. Tuttavia si possono delineare i punti di forza delle esperienze realizzatesi ed i punti di debolezza che invece molto spesso hanno lasciato che questi progetti naufragassero. Ad esempio l'esperienza della Regione Lazio ci ha dimostrato come la possibilità di poter accedere al Reddito abbia consentito l'emergere di tutto un substrato sociale prima sconosciuto alle istituzioni e di reintegrare nel sistema persone che altrimenti non avrebbero potuto fare affidamento su nessun altro, se non sui sistemi alternativi alla legalità.

Di contro numerosi sono stati i nodi critici che tutt'ora ostano alla realizzazione del Reddito minimo. In primis gli intenti enunciati sulla carta non si sono mai tramutati in qualcosa di concreto perchè i finanziamenti predisposti a tale progetto sono sempre stati esegui. Si pensi al fatto che la legge regionale del Lazio aveva l'ambizione di erogare il reddito a tutti coloro che versassero al di sotto della soglia minima di povertà ma il progetto è stato finanziato con soli 150 mila euro per il biennio mentre le persone che risultavano essere beneficiarie erano all'incirca 115 mila. Inoltre, molto spesso alla mancanza di volontà politica si sono aggiunte difficoltà di carattere strutturale le quali non hanno fatto altro che alimentare la convinzione dei più scettici riguardo l'utilità del Reddito minimo es. difficoltà nel compiere accertamenti tempestivi riguardo alla prova dei mezzi, infatti molto spesso i Comuni non erano dotati di capacità istituzionali e del personale specializzato a sviluppare il progetto.

Oggi il clima di instabilità che anima il nostro Paese certamente non aiuta a sviluppare il dibattito circa la necessità di rinnovare il welfare e di introdurre schemi di assistenzialismo sociale in grado di aiutare le fasce più deboli della popolazione. Al contrario sembra affermarsi l'idea che tagliare i fondi per il welfare sia l'unica soluzione possibile per uscire dalla crisi. Tuttavia in questo momento di confusione e incertezza uno spiraglio di luce sembra provenire dalla petizione europea avviata nell'aprile del 2012 che si pone l'obiettivo di proporre alla Commissione europea una normativa comune a tutti gli Stati europei sul Reddito Minimo Garantito.

Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Gennaio 2013 11:13  

Newsletter

In primo piano